La gomma pane September 23, 2004
La gomma pane ovvero Washington-NY andata e ritorno
Abbiamo finalmente scoperto la causa del temporaneo stato senile da americano tronfio di colesterolo (ictus) Andrea: SINUSITE BAROTRAUMATICA DA DEPRESSURIZZAZIONE. Poco male, sa di che morte morire al ritorno. Ma andiamo con ordine. Lunedi’ mattina dopo esserci svegliati di buon ora (mica tanto perche’ abbiamo dormito come delle bestie) grazie all’allarme formato sirena antibomardiere, usciamo per fare una tipica e leggera colazione americana, ricca di tutti quegli elementi che contribuisco alla crescita sana che una popolazione come questa si merita: sandwitch con bacon e uova, pancakes con sciroppo di tavolo. Avete capito bene si chiama “table syrup” da non confondere con il piu’ famoso “maple syrup”, e infatti non ha nulla a che vedere con gli aceri, ma e’ bensi’ estratto dal petrolio e raffinato tramite l’aggiunta di granoturco. Espletati i nostri bisogni mangerecci ci dirigiamo verso la 495N in direzione della 95N che ci portera’ a Nuova Yorke. Belli belli, contenti contenti, dopo 500 metri becchiano l’ingorgo del secolo (fermi due ore per incidenti vari) con in sequenza: confidenze amatorie tra noi due, ascolto di musica classica (probabilmente Berliotz a palla tipo rapper con finestrino giu’ e gomito fuori), pulmino della chiesa battista carico di simil bimbo-teppisti, forse esponenti della “dork generati” visto che ci esponevano il cartello “dork”, ridendo e nascondendosi (giovanni mi incitava a scendere e spaccargli il finestrino)
Apriamo una parentesi: Giovanni in questi giorni, forse per il troppo grasso ingerito, esterna un desiderio incontrollato di violenza, che alla nostra ipocondria da cloro, lo rende un soggetto particolarmente pericolos per i poveri abitanti di Washington e dintorni. Diciamo che il suo pensiero ricorrente e’ spappolare scoiattoli sui finestrini delle auto in sosta ai semafori o usare tibie di passanti per sfondare cranii di altri passanti. Chiaramente Andrea non cerca di frenare la cosa, ma anzi lo incita a sfondare anche i parabrezza per ribadire l’inutilita’ di macchine di siffatta natura.
Dopo la fine delle code chilometriche ecco il dramma, anzi i drammi: la autostrade americane sono:
1) tutte uguali
2) tutte a pagamento [ogni venti miglia volevano 2-6 dollari]
3) senza possibilita’ di sbagliare [le uscite escono e non fanno rientrare]
4) clamorosamente agghiaccianti
Notare come Andrea avesse il terrore di questi luoghi e continuasse imperterrito a gridare “Attento!”, “Dove stai andando?”, “Aiuto!” e “Moriremo tutti!”, mentre Giovanni, impavido alla guida, procedeva a zig-zag e teneva una ridotta distanza di sicurezza (allenandosi nel car-sandwitching, facendo da companatico tra due o piu’ numerosi camion).
Apriamo una seconda parentesi: le macchine americane hanno molti difetti (ripresa ridicola, consumo esagerato, dimensioni abnormi…), ma la cosa piu’ fastidiosa sono gli pneumatici. Veri e propri pezzi di chewingum attaccati con lo sputo con sopra sospensioni di marshmallows che le rendono dei barconi inguidabili capaci di sgommare a 15Km all’ora e di far stridere le gomme a 20Km/h in curva.
Dicevamo agghiaccianti: non e’ inusuale vedere carcasse di pneumatici ai bordi della strada e al ritorno abbiamo visto un camion che in marcia ne stava perdendo una in una pioggia di scintille. Per fortuna, dopo svariati chilometri di strada, dopo aver fatto benza (1,85 dollari per 3,78 litri), arriviamo all’Holland tunnel che ci fa entrare direttamente a Manhattan. E qui delirio parcheggio. Dopo aver girato per Chinatown alla ricerca di un posto per l’auto, la sfiga (e Andrea, che come ben sapete non ha il senso dell’orientamento) ci porta a Brooklyn, dove Giovanni incomincia a essere lievemente agitato sia a causa del posto non esattamente raccomandabile, sia perche’ in zona la nostra era la macchina meglio messa (per la cronaca una Mitsubishi Lancer). Ma il culo ci fa parcheggiare a lato della locale stazione di polizia. Ci incamminiamo verso la metro, non cagati dai passanti a cui chiediamo informazioni e dopo un breve viaggio arriviamo a Ground Zero dove osserviamo la voragine causata dal famoso episodio. In questo momento tutta la zona e’ un cantiere meta di turisti (qui becchiamo anche due pescaresi busoni [Boozonee]). Giro della citta’ a piedi toccando tutte le principali attrazioni e pranzo da “Subway” dove per 7 dollari puoi mangiare un panino lungo 40 cm pieno di qualsiasi schifezza (mi hanno messo il tonno con la maionese usando la paletta che fa le palline del gelato). Passiamo dal Rockefeller Center, arriviamo al MOMa e finiamo a Central Park. Tutto in mezzo ad un traffico indescrivible. Alla fine scopriamo che NY e’ piu’ bella di notte. A Times Square, i giochi di luce e di video sono affascinanti e le strade si riempiono di gente votata al cazzeggio. Dopo un giro esplorativo della zona, devastati dal chilometraggio accumulato dalle nostre suole decidiamo che e’ arrivato il momento di tornare a Washington. Con nostra sospresa ritroviamo l’auto con tutte le gomme e senza multe. Dopo un viaggio di circa 5 ore e ulteriori pedaggi (da notare che tutte le tipe dei caselli sono delle vecchie babbione, che salutavamo appellandole come meretrici al grido di “Ciao troia!” o “Ciao stronza!”) arriviamo a Washington verso le 2 di notte stanchi ma felici di un’esperienza significativa.
Nota bene: l’America e’ il paese degli odori nauseabondi. Ogni tanto ti fermi e senti odore di liquami misto a cannella misto a tacos misto a pizza misto a zucchero gremato misto a potato salad misto a salsa barbeque misto a piscio misto a caffe’ misto ad ascella… non e’ molto piacevole…
Informazioni utili: appunto per i maschietti all’ascolto. Si consiglia di non urinare in braghe corte nei cessi americani in quanto dotati di un simpatico livello dell’acqua superiore alla norma che insieme all’altezza ridicola degli stessi provoca dei fastidiosi schizzi al di fuori del bersaglio causando cadute di orina in quella che dovrebbe essere una no-fly zone. Altro appunto: si consiglia di non mangiare troppo pesante perche’ il peso specifico del generato, associato al livello elevato di compostaggio del prodotto potrebbe causare, in fase di atterragio, un alquanto indesiderato effetto tsunami che se da un lato puo’ essere rinfrescante, dall’altro puo’ essere alquanto irritante.